Internet sta cambiando volto. Secondo i dati più recenti di Cloudflare e Fastly, quasi un terzo del traffico globale non è più generato da esseri umani, ma da bot automatizzati, e la quota cresce soprattutto a causa dei crawler usati per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Un fenomeno che mette a dura prova l’infrastruttura della rete e rischia di stravolgere l’equilibrio tra chi produce contenuti e chi li consuma

Se i primi robot digitali, come il pionieristico Web Wanderer del 1993, si limitavano a registrare nuove pagine, oggi la situazione è ben diversa. I moderni crawler AI non solo scandagliano il web, ma lo fanno in maniera aggressiva, scaricando interi testi, script e contenuti dinamici. Secondo le analisi, l’80% del traffico bot è legato a programmi che raccolgono dati in massa per l’addestramento dei modelli linguistici.
Tra i principali responsabili, Meta guida con il 52% del traffico, seguita da Google (23%) e OpenAI (20%). La differenza rispetto ai bot di indicizzazione tradizionali è sostanziale: mentre un passaggio del Googlebot poteva portare visibilità e nuovi lettori, le scansioni dei crawler AI non generano ritorno diretto per i siti.

Il problema non è solo teorico. Fastly ha documentato picchi di traffico fino a 30 terabit al secondo, capaci di sovraccaricare anche le infrastrutture più solide. Per i piccoli siti, spesso ospitati su server condivisi, basta un’ondata di richieste per rendere l’intera piattaforma inaccessibile per minuti o ore.
Gli effetti collaterali sono tangibili: tempi di caricamento oltre i tre secondi fanno crescere il bounce rate e spingono gli utenti ad abbandonare la pagina. Per i proprietari di siti, questo significa perdite economiche dirette e costi aggiuntivi per potenziare server, RAM e larghezza di banda.

Per decenni, il file robots.txt ha stabilito le regole di indicizzazione, ma oggi molti crawler AI lo ignorano. Di fronte a questa inefficacia, stanno emergendo nuove proposte come llms.txt, un formato pensato per comunicare in modo chiaro ai modelli linguistici cosa possono o non possono utilizzare.
Tuttavia, gli esperti restano scettici: senza un’adozione condivisa e obbligatoria da parte dei grandi player, llms.txt rischia di restare una buona idea mai applicata davvero.

Per ora, le contromisure sono ancora in fase sperimentale. Cloudflare e altri provider stanno sviluppando sistemi specifici per identificare e limitare il traffico dei bot AI, mentre soluzioni indipendenti come Anubis AI Crawler Blocker propongono un approccio diverso: non bloccare del tutto, ma rallentare le richieste fino a renderle non distruttive.
Il nodo resta però la classificazione: i bot AI non sono ufficialmente considerati dannosi, quindi i classici sistemi anti-DDoS non li fermano. In pratica, i siti si trovano a combattere un nemico invisibile che consuma risorse senza portare benefici.
Il web si trova davanti a una nuova corsa agli armamenti digitali. Da un lato i proprietari dei siti, che cercano di difendere le proprie risorse e mantenere la rete accessibile. Dall’altro, i giganti dell’intelligenza artificiale, che hanno bisogno di enormi quantità di dati per alimentare i propri modelli.
Il rischio? Una rete più chiusa e frammentata, dove molti contenuti finiranno dietro paywall o spariranno del tutto. La memoria di un internet libero diventa sempre più un ricordo, mentre l’era dell’AI invasiva è già iniziata.
Fonte: RedHotCyber.com
Fortinet ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza per correggere una vulnerabilità critica che interessa FortiSIEM, la piattaforma di sicurezza...
Un nuovo vettore di attacco chiamato Reprompt ha evidenziato una debolezza nel funzionamento di Microsoft Copilot, dimostrando come...
Microsoft ha annunciato un obiettivo ambizioso: ridurre drasticamente, fino a eliminare, l’uso di C e C++ nei propri...
Una nuova vulnerabilità ribattezzata MongoBleed sta attirando l’attenzione della comunità di cybersecurity per il suo impatto potenzialmente critico...
Installare un’estensione su Visual Studio Code è diventato un gesto automatico: un clic, un tema nuovo, una scorciatoia...
OWASP aggiorna, dopo quattro anni, la Top 10 dei rischi per le applicazioni web: due nuove categorie e...
Un nuovo vettore di attacco chiamato Reprompt ha evidenziato una debolezza nel funzionamento di Microsoft Copilot, dimostrando come...
Un recente studio di Microsoft e di un gruppo di ricercatori internazionali ha portato alla luce Whisper Leak,...
2026 © SitoWebSicuro.com, by Creative Aid
| Protezione da virus e ransomware |
|---|
| Leggero e veloce |
| Wi-Fi sicuro |
| Scansione intelligente |
| Proteggiti da truffe e-mail |
| Widget Standard in 9 lingue |
|---|
| Generatore Informativa Privacy |
| Generatore Informativa Cookies |
| Generatore Termini e Condizioni |
| Registro preferenze Cookies |